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Neo-Ortodossia

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La neo-ortodossia è, essenzialmente, una reazione agli ottimistici insegnamenti del liberalismo. Quando le due guerre mondiali dimostrarono in modo drammatico la natura malvagia dell'uomo, il liberalismo si trovò in forte imbarazzo; e di fronte ad avvenimenti come le camere a gas e i forni dei nazisti, nei quali 6 milioni di Ebrei persero atrocemente la vita, si dovette ammettere che il progresso della scienza non significa il progresso della moralità umana. La neo-ortodossia vuole essere una rinnovata insistenza sull'ortodossia dei Riformatori (ortodossia significa "dottrina corretta" e qui è riferita alla teologia che aderisce agli insegnamenti della Bibbia); ma quando si considera tutta la sua dottrina, anche questa corrente appare un'inadeguata interprete della fede, nonostante abbia ridato ad alcune verità dell'Evangelo l'importanza e il ruolo che meritano.

Il suo fondatore è Karl Barth, pastore teologo e riformato della Svizzera. Nato a Basilea nel 1886 ed educato nel liberalismo, nel 1919 pubblicò un Commentario sulla lettera ai Romani destinato a sconvolgere la storia della teologia. In esso Barth, prendendo le distanze dall'ottimismo liberale, si avvicina ai temi cari ai riformatori: il peccato, la grazia, l'amore di Dio Salvatore. Il tutto è proposto, però, in un'ottica che purtroppo ignora l'ispirazione plenaria e verbale delle Scritture. Infatti Barth si è allontanato dalle teorie liberali, ma ha accolto la teoria della Critica Biblica, quella corrente che nega l'ispirazione plenaria e verbale della Bibbia; questo ha reso la sua teologia orfana della fragranza e della genuinità che provengono dall'unzione dello Spirito Santo.

Ma vediamo più da vicino quali sono le idee barthiane:

1. L'uomo è un peccatore. Questa verità viene accettata integralmente, alla lettera, e divide apertamente la neo-ortodossia dai liberali.

2. La ragione umana non è degna di fede. Se l'uomo è un peccatore, anche la sua ragione è coinvolta da questa realtà. La Rivelazione è al di sopra della ragione umana.

3. La Parola di Dio è un'esperienza. Questo è l'insegnamento che impedisce alla neo-ortodossia di essere accettata dai movimenti evangelici. Per Barth la Bibbia "può rappresentare solo una testimonianza della rivelazione di Dio a mano a mano che lo Spirito Santo rivela Iddio al cuore umano. Prima di quel momento critico, essa è semplicemente un libro come un altro, senza alcun significato per l'anima" (E. E. Cairns, Cristianesimo attraverso i secoli, p. 468). Negando alla Bibbia il suo carattere oggettivo, la Rivelazione scritta, la neo-ortodossia perde il criterio esterno col quale misurare la validità dell'esperienza religiosa.

La neo-ortodossia sottolinea la realtà del peccato, afferma la trascendenza di Dio e la necessità di un'esperienza personale della rivelazione, crede nella salvezza per grazia. Nel pensiero barthiano "Dio è santo, assoluto, sovrano, eterno, diverso dall'uomo e dalla natura nell'essenza e nell'attributo... L'uomo è un essere finito, schiavo del peccato, del tutto incapace di aiutare sé stesso per quanto riguarda la salvezza... L'uomo può trovare la salvezza soltanto nel Cristo crocifisso e risuscitato, e può esser messo in rapporto con Dio soltanto per la grazia che riceviamo attraverso lo Spirito Santo" (E. E. Cairns, Cristianesimo attraverso i secoli, p. 468).

Sono tutte verità da accettare, ma è inaccettabile la concezione che la neo-ortodossia ha della Bibbia. Ha accolto questa concezione dalla critica biblica e non è contraria a chi fa scadere la Parola di Dio ad un corpus di libri di vario argomento, raccolti insieme; anzi, la neo-ortodossia ritiene che sia un miracolo ancora più grande che l'infallibile Iddio parli attraverso un libro fallibile. Ed è proprio questo che rivela il vero carattere di questa corrente: essa è, in fondo, una nuova forma di liberalismo, un rifiuto della ragione di far posto all'infallibile Parola di Dio, la Bibbia.