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In questa pagina troverete alcune domande frequenti e interessanti che ci vengono proposte dai visitatori del sito. Non identifichiamo i mittenti.
Perché vi siete stupiti che l'attuale Papa abbia chiesto gli auspici della Vergine Maria per le giornate della gioventù di Colonia? Perché voi evangelici non onorate come si deve la figura di Maria? In questi anni abbiamo ricevuto molte lettere che ci chiedevano dei chiarimenti sulla nostra posizione riguardo a Maria e qui di seguito cercherò di riassumere il nostro pensiero. Il Papa e Maria Certamente nessuno di noi pensava che il nuovo Papa avrebbe di colpo sconfessato tutti i dogmi mariani della Chiesa Cattolica Romana, ma si riteneva che considerata la sua "formazione" avrebbe avuto un atteggiamento diverso rispetto a Giovanni Paolo II. Infatti bisogna dire che non tutti i cattolici sono uguali (e lo stesso discorso vale per gli evangelici) e sarebbe sbagliato pensare che tutti i cattolici abbiano lo stesso modo di enfatizzare il ruolo di Maria attraverso una devozione particolare o che tutti partecipino ai pellegrinaggi per la Madonna. Pur essendo noi evangelici siamo tuttavia consapevoli che le parole del Papa hanno una grande importanza all'interno del mondo cattolico e quindi speravamo che Benedetto XVI avrebbe cercato innanzitutto di porre Gesù Cristo e la Parola di Dio al centro del suo messaggio. Il punto non è dunque che il Papa debba rinnegare le dottrine cattoliche, bensì secondo noi avrebbe dovuto dare chiaramente la priorità a Gesù. Maria e la Bibbia A sostegno della devozione mariana vengono generalmente utilizzate due citazioni bibliche: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno" (Genesi 3:15): Questo versetto afferma che la stirpe (o progenie secondo altre versioni) di donna avrebbe schiacciato la testa del serpente ed esso gli avrebbe ferito il calcagno. Con ciò si vuole affermare che il diavolo sarebbe stato sconfitto da un uomo nato da donna (cioè Gesù), il quale avrebbe dovuto passare attraverso il sacrificio e la sofferenza, ossia la crocifissione. "Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli (cioè Gesù) pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo" (Ebrei 2:14). In tutta la Parola di Dio si indica chiaramente che ad aver distrutto il diavolo, e dunque schiacciato la testa al serpente, è stato Gesù Cristo mediante il Suo sacrificio sulla croce. Tra l'altro anche Giovanni Paolo II ebbe modo di dire una volta che la profezia di Genesi 3:15 riguardava Gesù e non Maria. L'altra citazione spesso usata è la seguente: "Poi un grande segno apparve nel cielo: una donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto" (Apocalisse 12:1,2). L'immagine della donna è stata spesso utilizzata nella Bibbia per rappresentare Israele e la Chiesa di Cristo ed anche l'episodio ricordato ha molte affinità con alcune profezie dell'Antico Testamento relative ad Israele: "Ora, perché gridi così forte? Non c'è più nessun re dentro di te? Il tuo consigliere è forse perito, al punto che l'angoscia ti colga come una donna che partorisce? Soffri e gemi, figlia di Sion, come donna che partorisce, perché ora uscirai dalla città, abiterai per i campi, e andrai fino a Babilonia. Là tu sarai liberata, là il Signore ti riscatterà dalla mano dei tuoi nemici". (Michea 4:9-10), "Perciò, ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Di là le darò le sue vigne e la valle d'Acor come porta di speranza; là mi risponderà come ai giorni della sua gioventù, come ai giorni che uscì dal paese d'Egitto. Quel giorno avverrà", dice il Signore, "che tu mi chiamerai: "Marito mio!" e non mi chiamerai più: "Mio Baal!" (Osea 2:14-16). Anche la Chiesa (cioè l'insieme di tutte le persone che hanno deciso di confidare in Cristo e che si impegnano a vivere secondo i Suoi insegnamenti) viene rappresentata come una donna, cioè come la Sposa di Cristo. Questa ipotesi viene confermata dal fatto che nel brano di Apocalisse 12:1,2 si parli delle dodici stelle, che simboleggiano le dodici tribù di Israele e allo stesso tempo i dodici apostoli cristiani. Credo che sia giusto ricordare che dopo i Vangeli l'unico versetto del Nuovo Testamento in cui viene citato il nome di Maria sia quello in Atti 1:14, nel quale viene detto che Maria insieme ad altre donne si trovava insieme agli altri discepoli ad attendere la discesa dello Spirito Santo. Il fatto che in tutte le altre epistole del Nuovo Testamento non vi sia un solo riferimento a Maria significa che certamente i primi cristiani non avevano mai pensato di offrire a lei quella devozione che oggi vediamo fatta da molti cattolici. Maria e l'intercessione Noi pensiamo semplicemente che quando una persona accetta Gesù Cristo nella propria vita non ha più bisogno di altre intermediari per arrivare al Padre. Gesù infatti ci ha aperto quella via verso il Padre che era ostacolata dalla nostra condizione di peccatori e mediante lo Spirito Santo possiamo finalmente avere comunione con il Signore. Su questo punto la Parola di Dio è chiarissima e le Scritture rigettano l'idea che ci possano essere altri mediatori tra noi e Dio all'infuori di Gesù: "Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo" (1Timoteo 2:5). "Gesù gli disse: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me." (Giovanni 14:6), "Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori" (Giovanni 6:37). Mi chiedo a questo punto perché mai bisognerebbe cercare altri intermediari quando Gesù ci dice chiaramente che non caccerà fuori chi va da Lui e che per mezzo di Lui possiamo andare direttamente al Padre. Ricorrere a Maria o ai Santi è a mio modo di vedere una mancanza di fiducia verso Cristo anche perché in nessun passo della Scrittura abbiamo visto persone rivolgere le proprie preghiere a qualcuno che non fosse Dio o chiedere intercessioni ai santi in cielo. Maria e le apparizioni Sulle apparizioni e i miracoli di Medjugorie e Lourdes non sono in grado di dare giudizi precisi, ma vorrei solo fare alcune considerazioni generali. Il Signore ci insegna che qualsiasi avvenimento va giudicato dai frutti che esso produce e che tutto ciò che glorifica da Dio viene certamente dal Padre. Non dobbiamo perciò limitarci ad accontentarci dell'apparizione per sostenere che essa è volontà di Dio, perché anche Paolo ci invita a stare bene in guardia di fronte a questi fatti: "Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema." (Galati 1:8). Il risultato innegabile di queste apparizioni è stato quello che molte persone hanno cominciato ad offrire il proprio culto a qualcuno che non è Dio, contravvenendo così al comandamento divino: "Gesù gli rispose: "Sta scritto: "Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il tuo culto". (Luca 4:8). Sono certo che ci sia buona fede da parte delle persone che si rivolgono a Maria e il mio dispiacere sta proprio nel vedere tanto zelo utilizzato per adorare persone che non sono Dio. Maria e gli evangelici Molti pensano che gli evangelici e i protestanti in generale non credano in Maria o che addirittura abbiano una forma di antipatia verso di lei. Questo però non corrisponde al vero perché noi crediamo a Maria per come è stata descritta nei Vangeli. Infatti la Bibbia ci presenta Maria come una donna di grande fede, semplicità e umiltà, tanto è vero che il Signore la prescelse come madre di Gesù. La cosa che più colpisce di Maria è che pur avendo ricevuto un tale onore da Dio non ha mai cercato di usare questo suo titolo di madre di Gesù per innalzarsi sopra le altre persone. Infatti spesso vediamo delle madri che guardano le altre persone dall'alto in basso per il semplice fatto che il loro figlio fa l'avvocato o l'ingegnere, mentre Maria pur essendo la madre del Messia non ha mai voluto cercare la propria gloria personale. Nel primo capitolo degli Atti possiamo vedere come essa si trovava in mezzo alle altre donne senza pretendere nessun posto d'onore sebbene fosse la madre di Gesù appena risorto: "Tutti questi perseveravano concordi nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù e con i fratelli di lui". L'impressione è che con l'andare dei secoli si siano voluti trasferire su Maria tutti quegli attributi che riguardavano esclusivamente Gesù e così dal momento che Gesù è il Figlio di Dio si è pensato di chiamare Maria "Madre di Dio", Gesù è asceso al cielo e quindi è nato il dogma dell'assunzione di Maria, Gesù è senza peccato e allora si parla di Immacolata concezione di Maria, Gesù è il Mediatore tra Dio e gli uomini e quindi si è parlato di Maria ausiliatrice, ecc.... L'umile Maria descritta dai Vangeli non ha invece veramente nulla a che vedere con la Maria ingioiellata e venerata che viene rappresentata nelle processioni. Quello che vogliamo dire è che Maria rappresenta anche per noi un esempio di comportamento (come del resto lo furono gli altri grandi personaggi biblici come Abramo, Mosé, Giovanni Battista, Paolo, ecc...), ma questo non deve indurci a ricorrere alla venerazione/adorazione nei suoi confronti, perché resta pur sempre una creatura: "essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno." (Romani 1:25). Cristo smentisce chiaramente anche coloro che sostengono il culto mariano in virtù della sua condizione di madre di Gesù: "E uno gli disse: "Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori che cercano di parlarti". Ma egli rispose a colui che gli parlava: "Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?" E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre" (Matteo 12:47-50). Invece purtroppo nelle statistiche recenti è risultato che in Italia il numero delle preghiere rivolte a Maria e ai santi ha superato quello delle preghiere dirette direttamente a Dio. Perciò credo che il modo migliore per seguire l'esempio di Maria consista proprio nel mettere in pratica l'insegnamento che lei diede durante le nozze di Cana a coloro che anziché andare direttamente a Gesù preferirono prima passare da lei: "Sua madre disse ai servitori: "Fate tutto quel che vi dirà (Gesù)" (Giovanni 2:5). Se vogliamo davvero rispettare e onorare Maria e gli altri grandi personaggi della fede cristiana dovremmo impegnarci ad andare direttamente a Dio e a seguire il loro esempio di fede e non certamente attuare nei loro confronti una sorta di venerazione perché questo va contro tutti i principi cristiani: "Uomini, perché fate queste cose? Anche noi siamo esseri umani come voi; e vi predichiamo che da queste vanità vi convertiate al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi" (Atti 14:15), "Mentre Pietro entrava, Cornelio, andandogli incontro, si inginocchiò davanti a lui. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: "Àlzati, anch'io sono uomo!" (Atti 10:25,26) Come sarà il Paradiso? La Bibbia non dà una descrizione molto dettagliata di come sarà il Paradiso (anche perché è talmente bello che la nostra mente umana non è in grado di capirlo appieno), ma da quello che vi è scritto possiamo dire che saremo alla presenza di Dio e che non vi saranno più né ingiustizie, né sofferenze e neppure tristezza. I due capitoli finali della Parola di Dio (Apocalisse 21 e 22) sono quelli che descrivono più dettagliatamente come sarà il luogo preparato dal Signore per tutti i salvati: "Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate…. Nella città non vidi alcun tempio, perché il Signore, Dio onnipotente, e l'Agnello (ossia Gesù) sono il suo tempio. La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perché la gloria di Dio la illumina, e l'Agnello è la sua lampada. Di giorno le sue porte non saranno mai chiuse (la notte non vi sarà più); e in lei si porterà la gloria e l'onore delle nazioni. Poi mi mostrò il fiume dell'acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello. In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l'albero della vita. Esso dà dodici raccolti all'anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni. Non ci sarà più nulla di maledetto. Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli." Anche i nostri corpi saranno trasformati e non saranno più "corruttibili" come quelli attuali. Ciò significa che molti impedimenti, molti dolori causati dal nostro corpo non esisteranno più: "Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile" (1 Corinzi 15:42). Riguardo al paradiso bisogna però chiarire un equivoco di fondo. Infatti vi è la tendenza a credere che i buoni vanno in paradiso mentre i cattivi vanno all'inferno. Se fosse realmente così il paradiso sarebbe però disabitato perché se siamo onesti dobbiamo riconoscere che tutti siamo dei peccatori, ossia tutti quanti abbiamo trasgredito più volte alla Legge di Dio. Diversi capitoli della Bibbia sottolineano come la nostra bontà individuale non potrà mai essere sufficiente a meritare la salvezza: "perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato". (Romani 3:20), "Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti" (Giacomo 3:10). Leggendo questi versetti la situazione sembrerebbe disperata, ma dobbiamo ringraziare Dio che nella Sua misericordia ha fatto pagare i nostri peccati al Suo Figlio Gesù e perciò se noi lo vogliamo possiamo ricevere questo dono mediante la fede: "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti" (Efesini 2:8-9). Il caso del ladrone (che sicuramente non ebbe una vita esemplare) morto sulla croce vicino a Gesù è l'esempio di come Dio è pronto a perdonare tutti coloro che si pentono e si ravvedono sinceramente: "E (il ladrone) diceva: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!" Gesù gli disse: "Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso" (Luca 23:43). Quando ci si converte al Signore avviene in noi una trasformazione che ci permette di crescere progressivamente giorno per giorno ma anche in questo caso non possiamo dire che diventiamo perfetti. Può esistere realmente l'inferno se Dio è buono e misericordioso? Per rispondere a questa domanda occorre partire dal presupposto che Dio ci ha creati totalmente liberi, si è manifestato in molti modi nelle nostre vite e ci parla attraverso la Sua Parola; ora però tocca ad ognuno di noi scegliere se vogliamo essere Suoi figliuoli o se vogliamo rigettarlo come Padre. Se noi coscientemente rigettiamo la salvezza che il Signore ci offre gratuitamente, automaticamente rigettiamo il diritto che Egli ci concede di diventare Suoi figlioli e pertanto creiamo una netta separazione tra noi e Dio. Sul fatto che esista l'inferno esistono molti versetti: "Questi se ne andranno a punizione eterna" (Matteo 25:46); "Figlio ricordati che nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato" (Luca 16:25); "Salvateli, strappandoli dal fuoco... (Giuda v. 23); "Ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Là ci sarà pianto e stridore di denti" (Matteo 8:28); "E se qualcuno non fu trovato nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco" (Apocalisse 20:15). L'impressione è comunque che la sofferenza maggiore dei condannati all'inferno sarà quella di rimanere separati da Dio per l'eternità e di non aver accettato il Signore fintanto che erano in tempo: "Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l'anima sua? O che darà l'uomo in cambio dell'anima sua?" (Matteo 16:26). Allo stesso modo anche per i condannati vi saranno diversità di grado per le punizioni che subiranno: "Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà, riceverà molte percosse; ma colui che non l'ha conosciuta e ha fatto cose degne di castigo, ne riceverà poche. A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà." (Luca 12:47-48). La Parola di Dio ci insegna che gli uomini che si troveranno all'inferno saranno comunque coscienti e consapevoli di ciò che sta accadendo e, sebbene non sappiamo esattamente definire come saranno le sofferenze, possiamo però dire che vi sarà grande tristezza e angoscia. La Bibbia parla dell'esistenza del purgatorio? La Chiesa Cattolica Romana dice che esiste un terzo luogo, il purgatorio, dove i peccatori passeranno un periodo nel quale espieranno le proprie colpe prima di andare in paradiso. Noi che siamo evangelici rigettiamo totalmente questa teoria in quanto la Bibbia non parla mai di questo luogo, ma anzi presenta due sole possibili destinazioni per i defunti: "E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.... Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna". (Matteo 25:32,33,46). I primi cristiani credevano che dopo la morte vi sarebbero state due sole destinazioni possibili: l'inferno e il paradiso, anche perché la Bibbia non ha mai parlato di altri luoghi possibili. Evidentemente però questa idea parve ad alcuni troppo radicale e qualcuno pensò di "umanizzare" il pensiero di Dio creando una sorta di via di mezzo. Cosa dice esattamente la dottrina del purgatorio? Ecco i punti principali formulati dalla Chiesa Cattolica Romana riguardo al Purgatorio: - In Purgatorio, le anime dei giusti saldano il loro debito nei confronti della Giustizia divina subendo pene purificatrici molto dolorose. La purificazione del Purgatorio non verte sulla colpa, ma sulla pena. Se il perdono divino concesso all'anima pentita cancella la colpa, non fa sparire altresì la pena, e per mezzo dell'espiazione l'uomo ripara al disordine causato dai suoi peccati. Quaggiù, l'anima subisce la pena sotto la forma di una penitenza volontaria e meritoria; nell'altro mondo, sotto la forma di una purificazione obbligatoria. - Le pene del Purgatorio non sono le stesse per tutte le anime. Esse variano, quanto alla loro durata e alla loro intensità, e dipendono dalla colpevolezza di ciascuno. In Purgatorio regna una gran pace, e anche una certa gioia, perché le anime hanno la certezza della loro salvezza e vedono la loro pena come un mezzo per glorificare la Santità di Dio e giungere alla visione beatifica. - La Chiesa della terra può soccorrere, con i suoi suffragi, perché uno stesso amore le unisce nel Cristo. Queste opere espiano la pena delle anime del Purgatorio offrendo per loro una compensazione; La messa è l'aiuto più efficace che la Chiesa della terra può fornire all'anima che si purifica. L'elemosina, la preghiera, come tutte le forme di sacrificio sono egualmente un mezzo per aiutare le anime dei sofferenti. - Il purgatorio avrà fine con Giudizio universale, dato che tutte le anime destinate alla Gloria avranno soddisfatto, in una maniera o nell'altra, alla Giustizia divina. Il fondamento biblico di questa dottrina L'appiglio biblico utilizzato per giustificare tale teoria si trova in Maccabei 12:43-45: "Perciò tutti, benedicendo l'operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte, ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti. Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d'argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato". Questo brano biblico giustificherebbe l'idea che sia giusto pregare per i defunti e di conseguenza confermerebbe la dottrina del purgatorio. Su questi versetti occorre però specificare che il libro dei Maccabei rientra in quelli definiti deuterocanonici, cioè quei libri che furono aggiunti al canone biblico dell'Antico Testamento dalla Chiesa Cattolica ai tempi della Controriforma, ossia decine di secoli dopo essere stati scritti. Inoltre vi è da aggiungere che se davvero vi fosse un purgatorio sicuramente gli altri autori del Vecchio e del Nuovo Testamento ne avrebbero parlato diffusamente, mentre in realtà si parla sempre e solamente di salvezza eterna e di condanna eterna. Un altro versetto usato come sostegno della dottrina del purgatorio si trova in Luca 12:47: "Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà, riceverà molte percosse". Con questi versetti però Gesù afferma semplicemente che così come in cielo vi saranno diversi gradi di beatitudini, allo stesso modo nell'inferno vi saranno diversi gradi di condanna. L'ultimo brano biblico che dovrebbe dimostrare l'esistenza del purgatorio si trova in 1 Corinzi 3:13-15: "L'opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco. Se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco". Usare questi versetti come dimostrazione dell'esistenza del purgatorio è improprio per i seguenti motivi: 1) Paolo parla di un fuoco che ha come scopo quello di rivelare la natura delle nostre opere e non ha nessuna funzione purificatrice come invece dovrebbe essere quello del purgatorio; 2) Questo fuoco verrà acceso solo nel momento dell'apparizione di Cristo all'ultimo giorno e non si tratta dunque di un fuoco eterno che arde anche prima del giudizio; 3) Secondo la dottrina cattolica, soltanto i cristiani imperfetti passeranno per il purgatorio, mentre qui Paolo parla di un fuoco che deve provare le opere di tutti i cristiani; 4) E' importante notare che la salvezza di quello che viene definito come operaio infedele avrà luogo non mediante quel fuoco, ma malgrado quel fuoco che consuma l'opera sua. La dottrina del Purgatorio è comunque ben presente nel mondo cattolico, tanto è vero che ancora ai giorni nostri vengono fatte le cosiddette "messe di suffragio", le quali tramite preghiere ed elemosine avrebbero il potere di abbreviare la permanenza in purgatorio di un caro defunto. In conclusione possiamo affermare che i nostri peccati sono già stati espiati una volta per tutte con il sacrificio perfetto compiuto da Gesù sulla croce duemila anni fa: "Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall'ira." (Romani 5:9); "Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù" (Romani 8:1). Sostenere l'idea del purgatorio significa dunque mettere in dubbio che Cristo sulla croce abbia potuto espiare completamente i peccati del mondo. Come fate a sostenere la dottrina della Trinità di Dio se in tutta la Bibbia la parola Trinità non viene mai citata neppure una volta? Sebbene nella Parola di Dio non venga mai utilizzata la parola "trinità"; la Bibbia insegna in modo inequivocabile che vi è un solo Dio ed in sé vi sono tre Persone distinte: Padre, Figlio e Spirito Santo, confermando così la dottrina della trinità. Per meglio comprendere questo concetto è necessario soffermarsi ad analizzare punto per punto. Esiste un solo Dio? L'esistenza di un solo Dio è una delle principali verità bibliche, tanto è vero che i dieci comandamenti iniziano proprio con questo principio fondamentale: "Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me" (Esodo 20:2-3); "Quanto dunque al mangiar carni sacrificate agli idoli, sappiamo che l'idolo non è nulla nel mondo, e che non c'è che un Dio solo" (1 Corinzi 8:4). Questi versetti escludono a priori l'idea che Gesù possa essere considerato come un secondo Dio o come una specie di dio minore. Gesù è Dio? A conferma che Gesù è Dio troviamo scritto: "Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio....E la Parola è diventata carne e a abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e verità" (Giovanni 1:1 e 1:14); "Io e il Padre siamo uno" (Giovanni 10:30); "Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo; perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità" (Colossesi 2:8-9). Facendo un raffronto tra i passi dell'Antico Testamento con quelli del Nuovo Testamento appare più che evidente la divinità di Gesù: "I miei testimoni siete voi, dice il Signore, voi, e il mio servo che io ho scelto, affinché voi lo sappiate, mi crediate, e riconosciate che io sono. Prima di me nessun Dio fu formato, e dopo di me, non ve ne sarà nessuno. Io, io sono il Signore, e fuori di me non c'è salvatore" (Isaia 43:10-11) da confrontare con Luca 2:11: "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore". Anche nel libro conclusivo della Bibbia, l'Apocalisse, Gesù ci tiene a far sapere la sua divinità: "Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli pose la sua mano destra su di me, dicendo: "Non temere, io sono il primo e l'ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e del soggiorno dei morti." (Apocalisse 1:17-18); "Io sono l'alfa e l'omega", dice il Signore Dio, "colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente." (Apocalisse 1:8); "Io sono l'alfa e l'omega, il primo e l'ultimo, il principio e la fine." (Apocalisse 22:13). Se confrontiamo questi versetti con quanto scritto in Isaia 44:6 non possiamo non renderci conto che questi titoli possono essere attribuiti solo a chi è Dio: "Così parla il Signore, re d'Israele e suo salvatore, il Signore degli eserciti: Io sono il primo e sono l'ultimo, e fuori di me non c'è Dio." Isaia usò inoltre le seguenti parole per far capire che il Salvatore non sarebbe stato un semplice uomo, ma sarebbe stato Dio (Figlio) in persona a salvarli: "Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: "Siate forti, non temete! Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta, la retribuzione di Dio; verrà egli stesso a salvarvi". Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturati gli orecchi dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto canterà di gioia; perché delle acque sgorgheranno nel deserto e dei torrenti nei luoghi solitari;" (Isaia 35:4-6). Inoltre bisogna osservare che se Gesù non fosse Dio sarebbe allora stato veramente un bestemmiatore come lo accusavano i Giudei, perché nessun semplice uomo può dichiarare: "affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre" (Giovanni 5:23), mettendosi così sullo stesso piano del Padre. La Parola di Dio certifica pure che Gesù era già presente sin dal principio: "Egli è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui (attraverso la Parola) sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui." (Colossesi 1:15-17), "Gesù disse loro: "In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, io sono". (Giovanni 8:58). Per comprendere alcuni versetti che sembrerebbero poter mettere in dubbio la divinità di Cristo è doveroso ricordare che in Gesù troviamo una doppia natura (umana e divina): "Il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce." (Filippesi 2:6-8). E' dunque a motivo della Sua natura umana che Gesù per esempio disse : "Ma quanto a quel giorno e a quell'ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo" (Matteo 24:36). Lo Spirito Santo è Dio? Anche lo Spirito è Dio: "Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (Matteo 28:19); "Ora il Signore è lo Spirito; e dove c'è lo Spirito del Signore, lì c'è libertà" (2 Corinzi 3:17); "Dio è Spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in spirito e verità" (Giovanni 4:24). L'apostolo Paolo enfatizza il fatto che lo Spirito Santo che vive in noi è Dio: "Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio (lo Spirito Santo) nel vostro corpo." (1 Corinzi 6:19,20); "Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno guasta il tempio di Dio (cioè il tempio dello Spirito Santo), Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi. (1 Corinzi 3:16:17); "E che armonia c'è fra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente (cioè dello Spirito Santo), come disse Dio: "Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo" (2 Corinzi 6:16). Queste parole ci fanno capire in maniera evidente che quando lo Spirito di Dio abita in noi, è Dio stesso che vive in noi. Padre, Figlio e Spirito Santo sono tre Persone distinte? Vi sono veramente una quantità enorme di dichiarazioni fatte da Gesù che testimoniano come Egli sia unito in una perfetta unione con il Padre e lo Spirito Santo ma come comunque Padre, Figlio e Spirito Santo non siano la stessa Persona: "Gesù gli rispose: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui." (Giovanni 14:23), "Gesù quindi rispose e disse loro: "In verità, in verità vi dico che il Figlio non può da sé stesso far cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre; perché le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa ugualmente" (Giovanni 5:19), "In quel tempo Gesù prese a dire: "Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli" (Matteo 11:25), "Diceva: "Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi". (Marco 14:36). Se Padre e Figlio fossero la stessa Persona, allora Gesù non avrebbe mai potuto rivolgersi al Padre come se fosse un'Entità distinta e separata. Anche lo Spirito Santo viene presentato come la terza persona della Trinità distinta dalle altre: "Perciò, come dice lo Spirito Santo (ossia una persona indipendente): "Oggi, se udite la sua voce,…" (Ebrei 7:11) da confrontare con il Salmo 95 Esistono tuttavia dei movimenti cristiani che negano la trinità e che hanno avanzato l'idea secondo cui il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo siano in realtà un'unica Entità. Questa teoria però si scontra con quanto scritto nelle Scritture e per meglio capire questa incongruenza è sufficiente ricordare l'episodio del battesimo di Gesù: "Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall'acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dai cieli che disse: "Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto". (Matteo 3:16,17). In questa scena vediamo all'opera tre Entità distinte (Padre, Figlio e Spirito Santo). Se fosse vera la dottrina secondo cui Padre, Figlio e Spirito Santo sono la stessa persona, allora il testo andrebbe letto così: "Dio, appena fu battezzato, salì fuori dall'acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide Dio (cioè sé stesso) scendere come una colomba e venire su di lui (cioè Dio). Ed ecco la voce (di Dio) dai cieli che disse (a Dio): "Questo è Dio (il mio diletto Figlio), nel quale mi sono compiaciuto". Come si può notare chiaramente, negando la trinità questo passaggio risulta del tutto incomprensibile e privo di ogni logica. Anche nell'Antico Testamento, fin dalle prime parole, appare la trinità nella sua completezza. "Nel principio Dio (Padre) creò i cieli e la terra. La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell'abisso e lo Spirito di Dio (Spirito Santo) aleggiava sulla superficie delle acque. Dio disse (mediante la Parola, cioè Gesù Cristo (vedi Giovanni 1)): "Sia luce!" E luce fu." (Genesi 1:1-3). Vi è poi da notare che nella Genesi, Dio parla usando il "noi", cosa che sarebbe incomprensibile se non vi fosse la trinità: "Poi Dio il Signore disse: "Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male." (Genesi 3:22), "Poi Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra" (Genesi 1:22), ecc... Inoltre nel Nuovo Testamento si trovano un'infinità di versetti che presentano Gesù alla destra di Dio. Come è dunque possibile che Egli sia seduto alla destra di Dio se davvero ci fosse un'unica persona? "Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio." (Marco 16:19); "Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù dove Cristo è seduto alla destra di Dio" (Colossesi 3:1), "Ora, il punto essenziale delle cose che stiamo dicendo è questo: abbiamo un sommo sacerdote tale che si è seduto alla destra del trono della Maestà nei cieli" (Ebrei 8:1), "che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti" (1Pietro 3:22), "Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite". (Atti 2:33). Dunque il concetto di trinità è continuamente presente nella Parola di Dio sotto varie forme (benché non venga mai citata esplicitamente la parola trinità). Per esempio anche nella preghiera troviamo le tre Persone distinte con funzioni diverse: "In quel giorno non mi rivolgerete alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome (di Gesù), egli ve la darà" (Giovanni 16:23)."Ma voi, carissimi, edificando voi stessi nella vostra santissima fede, pregando mediante lo Spirito Santo" (Giuda 20).. In conclusione possiamo quindi utilizzare le parole di Paolo: ""La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi." (2 Corinzi 13:13)
Perché non battezzate in acqua i neonati come invece accade nella Chiesa Cattolica? La Bibbia presenta chiaramente il battesimo come l'atto che segue il proprio ravvedimento e con il quale si testimonia la propria decisione di seguire in Cristo: "Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato". (Marco 16.16), "E Pietro a loro: "Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo" (Atti 2:38). Il battesimo non è dunque un semplice atto liturgico ma è qualcosa di molto più serio perché attraverso di esso dimostriamo la nostra volontà di essere cristiani. Col battesimo in acqua noi prendiamo la decisione di far morire il nostro vecchio uomo per iniziare una nuova vita in Cristo: "Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita." (Romani 6:4). Esso viene praticato mediante l'immersione completa nell'acqua (la parola greca battesimo infatti significa letteralmente "immersione") proprio perchè con questo atto simboleggiamo la morte del nostro vecchio uomo e la rinascita del nuovo uomo in Cristo. La critica al battesimo ai neonati non è solo di carattere formale, ma anche di sostanza perché se si elimina la necessità di essere convertiti prima di battezzarsi si svuota il battesimo di tutto il suo significato e lo si fa diventare semplicemente come un gesto rituale fatto a neonati inconsapevoli. E' fondamentale capire che cristiani non si nasce, ma si diventa e che se vogliamo divenire figliuoli di Dio siamo chiamati ad un certo punto a prendere una decisione chiara se servire il Signore oppure rigettarlo. Se invece ci si battezza da neonati si finisce col credere di essere già a posto dinanzi a Dio, senza aver mai sentito la necessità di fare un passo di fede individuale quale è il battesimo in acqua. Ecco quindi in breve il nostro pensiero: Per un cristiano è importante battezzarsi? Sì è fondamentale perché questo comandamento ci è stato dato da Gesù Cristo stesso. Se noi ci diciamo credenti ma poi ci rifiutiamo di battezzarci dimostriamo di prendere con molta superficialità le parole di Gesù. Può una persona non battezzata andare in Paradiso? Sì, è possibile ed infatti abbiamo l'esempio del ladrone morto sulla croce accanto a Gesù il quale fu salvato senza essere battezzato. Tuttavia bisogna ricordare che questa è stata un'eccezione perché se il ladrone avesse potuto battezzarsi certamente l'avrebbe poi fatto. Se un bambino piccolo muore senza essere battezzato finisce all'inferno? Certamente no, perché Gesù stesso disse che i bambini piccoli sono innocenti per loro stessa natura e quindi nel loro caso non si può parlare di battesimo di ravvedimento e conversione. La chiesa cattolica romana ha sempre battezzato i neonati? No, questa pratica è nata moltissimi secoli dopo Cristo. Mi è capitato di assistere ad un battesimo cattolico e lo stesso prete disse che per diversi secoli la chiesa cattolica romana ha battezzato solo gli adulti. Il battesimo ci garantisce la vita eterna? Certamente no e la prova è che ci sono state milioni di persone battezzate da neonate che però hanno vissuto una vita lontana da Cristo. Purtroppo a volte si ha l'impressione che alcuni cattolici pensino che l'acqua battesimale abbia quasi dei poteri magici, mentre il battesimo non vale nulla agli occhi di Dio se chi viene battezzato non ha preso una vera decisione di servirlo. Gesù disse chiaramente a proposito del pane "questo è il mio corpo" e a proposito del vino "questo è il mio sangue" (Matteo 26:26-28). Perché dunque non credete che nella celebrazione dell'eucaristia vi sia la reale presenza del corpo e del sangue di Cristo? Nella parola di Dio l'uso del verbo "essere" è stato utilizzato in diverse occasioni con una funzione simbolica: "Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo." (Giovanni 15:1), "Perciò Gesù di nuovo disse loro: "In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore" (Giovanni 10:7); "Bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo." (1 Corinzi 10:4). Ovviamente dopo aver letto questi versetti nessuno penserebbe di attribuire in questi casi al verbo essere una funzione reale, ma appare chiaro che Gesù simboleggi la vite, la porta delle pecore e la roccia. A questo punto per chiarire il senso reale della Santa Cena istituita dal Signore occorre cercare di approfondire ciò che dice la Parola di Dio. Attraverso la Santa Cena viene ripetuto fisicamente il sacrificio di Cristo? La Bibbia nega assolutamente questa teoria ricordandoci che il sacrificio di Cristo compiuto duemila anni fa fu perfetto e fu fatto una volta per sempre, a differenza dei sacrifici dell'Antico Testamento i quali andavano ripetuti continuamente visto che essi potevano solamente coprire il peccato: "Non per offrire sé stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel luogo santissimo con sangue non suo. In questo caso, egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare il peccato con il suo sacrificio. Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza". (Ebrei 9:25-28), "Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli; il quale non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici, come gli altri sommi sacerdoti, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; poiché egli ha fatto questo una volta per sempre quando ha offerto sé stesso." (Ebrei 7:26-27); "Sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio." (Romani 6:9-10). E' giusto che i cristiani celebrino la Santa Cena? Sì è molto importante che i cristiani celebrino la Santa Cena in quanto questo comandamento è stato istituito da Gesù Cristo e serve a ricordarci quale enorme prezzo il Signore ha pagato per espiare i nostri peccati. Paolo nella sua prima epistola ai Corinzi conferma che essa veniva celebrata anche dai primi cristiani: "Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me". Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: "Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga". Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ora ciascuno esamini sé stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro sé stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, per non essere condannati con il mondo. Dunque, fratelli miei, quando vi riunite per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri. Se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi riuniate per attirare su di voi un giudizio. Quanto alle altre cose, le regolerò quando verrò." (1 Corinzi 11:23-34). In questo caso Paolo rimproverò duramente i Corinzi perché avevano confuso la Santa Cena con un pasto comune. Essa ha invece un valore spirituale altissimo, essendo la commemorazione del sacrificio di Cristo sulla croce. E' per questa ragione che dobbiamo riceverla con uno spirito consapevole dell'importanza di questo atto ed è necessario che prima di accostarci ad essa esaminiamo noi stessi e la nostra condotta di vita. In questo capitolo viene inoltre sottolineato il valore simbolico di questo atto dal momento che si dice: "Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice (non si parla dunque di carne e sangue reali ma di pane e vino che li simboleggiano), voi annunciate (e non dice ripetete) la morte del Signore, finché egli venga". Quale valore dobbiamo dunque attribuire al pane e al vino? Il pane e il vino hanno un valore simbolico e la Santa Cena ha un valore commemorativo, così come confermato dalle parole di Gesù: "Fate questo in memoria di me". Il fatto che essa sia una commemorazione non significa però che debba essere presa alla leggera, perché anche gli ebrei commemoravano con grande solennità la celebrazione dell'uscita dall'Egitto attraverso la Pasqua, la quale prefigurava il passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà in Cristo (Esodo 12:26). Il dogma della transustanziazione, ossia quel processo secondo cui nell'ostia vi siano fisicamente il corpo e il sangue di Cristo, non nacque coi primi cristiani ma fu sancito ben dodici secoli dopo la crocifissione del Signore ed oltre a ciò bisogna aggiungere che l'uso dell'ostia era sconosciuto ai primi cristiani, i quali usavano per commemorare la Santa Cena il pane (che veniva spezzato) e il vino (che veniva distribuito a tutti e non solo a chi presiedeva il culto) così come insegnato da Gesù Cristo. A sostegno del dogma cattolico viene spesso utilizzato il capitolo 6
del Vangelo di Giovanni. Un'attenta lettura dell'intero brano però ci
aiuta a capire che il senso delle parole del Signore è ben diverso da
quello dell'eucaristia cattolica. "Gesù rispose loro: "In verità, in
verità vi dico che voi mi cercate, non perché avete visto dei segni miracolosi,
ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. Adoperatevi non
per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna e che
il Figlio dell'uomo vi darà; poiché su di lui il Padre, cioè Dio, ha apposto
il proprio sigillo". (Giovanni 6:26-27). "Essi dunque gli dissero: "Che dobbiamo fare per compiere le
opere di Dio?" Gesù rispose loro: "Questa è l'opera di Dio: che crediate
in colui che egli ha mandato". Allora essi gli dissero: "Quale segno miracoloso
fai, dunque, perché lo vediamo e ti crediamo? Che operi? I nostri padri
mangiarono la manna nel deserto, come è scritto: "Egli diede loro da mangiare
del pane venuto dal cielo"". Gesù disse loro: "In verità, in verità vi
dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre
mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. Poiché il pane di Dio è quello
che scende dal cielo, e dà vita al mondo". Essi quindi gli dissero: "Signore,
dacci sempre di codesto pane". Gesù disse loro: "Io sono il pane della
vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai
più sete." (Giovanni 6:28-35). "Ma io ve l'ho detto: "Voi mi avete visto, eppure non credete!"
Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me,
non lo caccerò fuori; perché sono disceso dal cielo non per fare la mia
volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Questa è la volontà
di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli
mi ha dati, ma che li risusciti nell'ultimo giorno. Poiché questa è la
volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui,
abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno". Perciò i Giudei
mormoravano di lui perché aveva detto: "Io sono il pane che è disceso
dal cielo". Dicevano: "Non è costui Gesù, il figlio di Giuseppe, del quale
conosciamo il padre e la madre? Come mai ora dice: "Io sono disceso dal
cielo?". Gesù rispose loro: "Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire
a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno. È scritto nei profeti: "Saranno tutti istruiti da
Dio". Ogni uomo che ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
Perché nessuno ha visto il Padre, se non colui che è da Dio; egli ha visto
il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna.
Io sono il pane della vita" (Giovanni 6:36-47). "I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. Questo
è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. Io
sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo
pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, [che darò]
per la vita del mondo" (Giovanni 6:48-51). I Giudei ovviamente non compresero il senso di queste sue parole e si chiesero cosa volesse dire, perché sapevano benissimo che nutrirsi di sangue (tanto più umano) era fermamente condannato dalla Legge di Mosé (e anche nel Nuovo Testamento, nel capitolo 15 degli Atti degli apostoli, si ripete che non ci si può nutrire di sangue). Ma Gesù ripete che Egli è il vero cibo di ogni credente ed infatti noi tutti possiamo testimoniare che solo quando siamo in comunione con il Signore possiamo sentire quel senso di gioia totale e di pace che ci sazia totalmente.
Che fine fanno coloro che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo? Poiché la Parola di Dio insegna chiaramente che la salvezza è per grazia mediante la fede in Gesù Cristo è naturale porsi la domanda quale sarà la condizione delle miliardi di persone che non hanno mai avuto modo di sentir parlare di Gesù. Su questo tema Paolo scrive alcune righe chiarificatrici: "Infatti, tutti coloro che hanno peccato senza legge periranno pure senza legge; e tutti coloro che hanno peccato avendo la legge saranno giudicati in base a quella legge; perché non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che l'osservano saranno giustificati. Infatti quando degli stranieri, che non hanno legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a sé stessi; essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda. Tutto ciò si vedrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo." (Romani 2:12-16). Con queste parole Paolo ci vuole dire che anche coloro che non hanno mai potuto sentire l'Evangelo hanno comunque una coscienza che li può guidare. Pertanto chi fa del bene e agisce secondo coscienza, pur non avendo mai avuto la possibilità di udire la Parola di Dio, sarà comunque premiato del Signore in quanto egli avrà adempiuto in maniera naturale alla volontà di Dio. E' interessante notare come tutte le civiltà conosciute sono state accomunate dal fatto di avere delle divinità e delle loro proprie forme di adorazione, a testimonianza che ogni uomo nasce con la percezione dell'esistenza di Dio. Dunque è come se la condizione di partenza dell'uomo è quella di chi si trova in una stanza buia e ha la percezione della presenza di un'altra persona nella stanza, sebbene non la possa vedere, né sentire. Quando Gesù entra nella nostra vita questa percezione si trasforma nella rivelazione vera e propria di Dio, in quanto Cristo in un certo senso è come se accendesse la luce nella stanza e ci rivelasse pienamente la presenza di Dio. Inoltre sono convinto che tutti gli uomini, compresi coloro che non hanno nessuna conoscenza della Parola di Dio, hanno la consapevolezza di ciò che è giusto e di ciò che sbagliato, ossia che l'amore, la carità, la pace e la giustizia sono cose giuste, mentre l'odio, la vendetta, la violenza e l'avidità sono cose sbagliate. Ciò è dovuto al fatto che tutti siamo provvisti di una coscienza che ci guida a fare il bene e sta quindi all'uomo di scegliere liberamente se seguire la voce della coscienza oppure rigettarla. Il Signore dunque ci giudicherà anche in funzione della quantità di "luce" che abbiamo ricevuto e così noi che abbiamo avuto il privilegio di avere una comunione personale con Lui siamo chiamati ad una maggiore responsabilità nel nostro comportamento, mentre per le persone che non hanno potuto conoscere la grazia di Cristo verrà adottato un metro di giudizio differente. Gli islamici e i cristiani credono nello stesso Dio? A prima vista potrebbe sembrare che tra il Corano e la Bibbia vi siano solamente delle piccole differenze, dal momento che l'Islam riconosce Gesù come un grandissimo profeta e che il Corano parla di Abramo, Mosé, Noé, Maria e di molte altre persone presenti nella Bibbia. Inoltre il fatto che molti principi biblici siano stati ribaditi anche nel Corano e che vi sia una similitudine anche nello stile tra questi due libri ha indotto molte persone a credere che Allah non sia altro che un nome per identificare il nostro stesso Signore e che l'Islam sia in fondo la stessa faccia della medaglia del Cristianesimo. Per poter dimostrare invece la profonda diversità tra queste due fedi e l'assoluta incompatibilità del messaggio cristiano con quello trasmessoci da Maometto è sufficiente analizzare il versetto che si trova in Giovanni 3:16: "Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Figlio affinché chiunque creda non perisca ma abbia la Vita Eterna". La scelta di questo versetto non è casuale dal momento che esso è stato definito il "riassunto della Bibbia" in quanto esso racchiude in poche parole le principali verità su cui si poggia la dottrina cristiana. Dio ha tanto amato il mondo Anche per i cristiani è importante che l'uomo abbia un profondo sentimento di rispetto e di riverenza verso Dio. Tuttavia, attraverso Gesù Cristo, il legame che ci unisce a Dio è fondato essenzialmente sull'amore: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici. Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando. Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio." (Giovanni 15:12-15). Al contrario l'Islam presenta un Dio lontano e inaccessibile e il rapporto che lega l'uomo a Dio è improntato soprattutto sulla sottomissione (infatti il termine Islam significa letteralmente "sottomissione"). Un'ulteriore conferma che nel Cristianesimo vi sia una maggiore intimità tra Dio e i credenti sta nel fatto che i cristiani si rivolgono a Dio chiamandolo "Padre", mentre sarebbe impensabile per un mussulmano usare un tale appellativo per rivolgersi ad Allah. Che ha dato (sacrificato) La morte sulla croce e la conseguente resurrezione rappresentano il motivo principale della venuta di Gesù sulla terra. Se si fosse limitato alla predicazione e ai miracoli, Gesù sarebbe rimasto semplicemente come un grandissimo personaggio storico vissuto duemila anni fa. Invece con la sua morte sulla croce ha compiuto un atto che coinvolge direttamente tutti noi, in quanto mediante la sua espiazione Egli ci offre gratuitamente il perdono dei nostri peccati e di conseguenza la Vita Eterna. L'Islam invece nega che vi sia stata la crocifissione di Cristo ma sostiene che Gesù sarebbe asceso al cielo senza passare prima dalla morte. Ovviamente questa interpretazione svuota di fatto l'essenza stessa della venuta di Cristo sulla terra. Il Suo unigenito Figlio Il Corano riconosce Gesù come un grande profeta, ma nega che Egli fosse il Figlio di Dio. Qualche tempo fa ebbi modo di parlare con degli islamici su questo punto e notai come l'idea stessa che Gesù potesse essere il Figlio di Dio era considerata come una vera e propria bestemmia. Poiché l'Islam riconosce che anche la Bibbia è un libro sacro, per poter giustificare i brani biblici che parlano di Gesù come Figlio di Dio si è sostenuto che tali versetti siano stati in realtà introdotti in un secondo tempo dalle autorità ebraiche di allora. Questa teoria è però assolutamente infondata visto che il concetto di Gesù come Figlio di Dio non si fonda su un semplice versetto ma è centrale in tutte le Scritture ed anche nell'Antico Testamento troviamo conferme della Trinità di Dio. Inoltre sarebbe assurdo pensare che le autorità religiose ebraiche avessero manipolato i Vangeli senza togliere i molti versetti nei quali Gesù riprendeva aspramente i capi religiosi dell'epoca. Affinché chiunque creda non perisca ma abbia la Vita Eterna L'Islam insegna che per poter meritare la salvezza occorre seguire alcuni precetti coranici ed agire in linea coi principi insegnati da Maometto. A onor del vero devo dire che prima di convertirmi anch'io ero convinto che si poteva guadagnare il Paradiso solo con le buone azioni ed evitando di compiere atti particolarmente gravi e credo che se si facesse un sondaggio nelle nazioni a tradizione cristiana la maggior parte delle persone direbbe più o meno lo stessa cosa. In realtà la Parola di Dio insegna che la salvezza è un dono che Dio offre a tutti coloro che hanno fede in Gesù Cristo: "Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Giovanni 6:40). Il messaggio centrale del Nuovo Testamento è proprio quello che non si può pensare di guadagnarsi il Paradiso con le proprie buone azioni, ma che la Vita Eterna è un dono che si può ricevere gratuitamente solo se si riconoscono i propri peccati e ci si affida a Cristo: "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti" (Efesini 2:8-9). Il nostro buon comportamento deve essere quindi una conseguenza naturale della nostra fede in Cristo e non uno strumento per "comprarsi" il Paradiso. Da questa breve analisi appare quindi evidente come sia impossibile che lo stesso Dio abbia potuto ispirare due messaggi così contraddittori. Invece tra Ebraismo e Cristianesimo queste incoerenze non esistono, tanto è vero che la Bibbia cristiana contiene quella ebraica (cioè l'Antico Testamento) e tra le pagine dell'Antico Testamento e quelle del Nuovo non vi è nessuna contraddizione, così come confermato dalle parole di Gesù stesso: "Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti (cioè l'Antico Testamento); io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento". (Matteo 5:17). Ciò che distingue gli ebrei dai cristiani è che i cristiani credono che Gesù sia il Messia profetizzato nell'Antico Testamento, mentre gli Ebrei non l'hanno riconosciuto ed ancora lo attendono. Quindi possiamo dire che da parte nostra c'è una forte contrarietà a molti aspetti dell'Islam, ma vogliamo anche dire che sarebbe sbagliato scaricare sugli islamici tutti i mali del mondo. Infatti negli ultimi anni abbiamo assistito nelle società tradizionalmente cristiane ad una drammatica crisi di valori e un forte distacco verso tutto ciò che concerne la fede nel Signore. I soldi, il successo a tutti i costi, l'immagine esteriore, ecc... hanno preso il sopravvento su quelli che invece dovrebbero essere i valori della morale cristiana come l'amore e il rispetto verso Dio e verso il prossimo, l'umiltà, la sobrietà e la ricerca dei frutti dello Spirito Santo: "Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo" (Galati 5:22). Pertanto sarebbe un grave errore incolpare l'Islam di tutti i mali che si vivono in occidente, ma personalmente credo che se nei nostri paesi abbiamo assistito a questa crisi spirituale la colpa è principalmente della nostra superficialità e del nostro materialismo.
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