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Di Pietro Arnese, Jeffery L. Sheler, John Cooper
traduzione: Alessandro Valli
L'Inferno è uno di quei luoghi che nessuno vorrebbe mai visitare. Anche
quelli che non credono ad esso!
E' una parola così negativa e politicamente scorretta che raramente se
ne parla, perfino all'interno della Chiesa. Quando è stata l'ultima volta
che avete sentito il vostro pastore predicare o semplicemente menzionare
questo tema?
Il pathos creato dalla parola INFERNO è lontano dall'essere accantonato
o dimenticato. La gente preferisce scherzarci sopra per esorcizzare la
paura derivante da esso, ma ciò rivela semplicemente la grande difficoltà
a convivere con questo "concetto." La Bibbia dice molto a proposito dell'INFERNO
e generazioni di cristiani e di non credenti hanno tentato di offrire
varie spiegazioni sul reale significato di questo termine. Oggi, sono
pochi coloro che hanno cura di capire il suo vero significato e le sue
implicazioni. Accanto all'articolo troverete un sondaggio, nel quale potrete
segnalare il vostro punto di vista sull'INFERNO.
Poche settimane fa, è stato pubblicato un interessante articolo sul
sito Web U.S.News & World Report. L'articolo era molto obiettivo nel delineare
il pensiero sull'INFERNO della corrente religiosa odierna, nonostante
qualche inesattezza qua e là. Da ricordare che si tratta di un articolo
dal punto di vista laico.
L'inferno non conosce furia come ...
Di Jeffery L. Sheler
Nel 18esimo secolo, il predicatore puritano Jonathan Edwards usò la
minaccia dell'inferno nelle sue predicazioni per incentivare le persone
a trattenersi dal fare il male. Per i predicatori come Edwards l'eterna
scommessa era quella di evitare l'inferno e guadagnarsi il cielo. E
le fiamme e i tormenti erano reali.
Ai nostri giorni, l'opinione a riguardo dell'inferno è molto cambiata
e l'inferno sembra essere divenuto meno caldo di quello che si riteneva.
Il punto estremo del revisionismo è stato toccato nell'editoriale de
La Civiltà Cattolica, un'influente rivista gesuita con forti
legami col Vaticano. L'articolo affermava che "l'inferno non è un luogo,
ma è uno stato d'animo nel quale una persona soffre per la privazione
di Dio. Lo stesso Papa Giovanni Paolo II ha ribadito questo concetto
in un'udienza dicendo che "più che un luogo, l'inferno indica lo stato
di coloro che saranno separati eternamente da Dio" e che il linguaggio
usato dalla Bibbia (lo stagno di fuoco) deve essere letto in chiave
simbolica.
In risposta alle parole del Papa, R. Albert Mohler, presidente del
Seminario Teologico Battista di Louisville ha detto che "le Scritture
parlano chiaramente dell'inferno come un luogo fisico di tormenti e
ci avverte che dovremmo temerlo". Inoltre il Prof. Douglas Groothuis
del Seminario Evangelico di Denver ha aggiunto che la semplice separazione
da Dio potrebbe sembrare come una libertà da un coniuge o parente opprimente.
Perché quindi si dovrebbe averne paura?
Probabilmente l'intenzione del Papa è stata quella di portare una
visione dell'inferno che possa essere compatibile ai giorni nostri,
dopo che per lungo tempo l'inferno veniva citato solamente nelle riviste
di umorismo.
In un sondaggio condotto dalla U.S. News Poll risulta che il numero
degli americani che credono nell'esistenza dell'inferno sia aumentato
rispetto a 50 anni fa o a solamente 10 anni fa, ma la maggior parte
di loro ritiene che esso sia solamente uno stato dell'esistenza e non
un posto reale.
Martin Marty, professore della University of Chicago Divinity School
spiega che il Papa ha usato queste parole perché se avesse parlato dell'Inferno
come di un luogo di fiamme nelle quali i diavoli punzecchiano i dannati
con i forconi non sarebbe stato preso seriamente. Persino alcuni evangelici,
i quali hanno un approccio con la Bibbia più letterale, tendono a voler
coprire la macchia rappresentata dall'Inferno con il cosmetico dell'amore
divino. Perciò nella cultura americana, l'Inferno sta diventando un
concetto politicamente scorretto.
Per ricercare le radici dell'Inferno bisognerebbe andare a vedere
gli insegnamenti giudeo-cristiani. Nei primi tempi biblici, l'idea dell'aldilà
era quantomeno lugubre. Nei libri della Genesi, 1 Re, Salmi e Giobbe,
per esempio, viene scritto che tutti i morti, sia i giusti che i dannati,
venivano condotti in un oscuro luogo chiamato Sheol, un luogo
moralmente neutrale analogo all'ades della mitologia dell'antica
Grecia. Nel libro della Genesi, troviamo scritto che quando Giacobbe
credette che suo figlio Giuseppe era morto, disse:
"Io scenderò, facendo cordoglio, dal mio figliuolo, nello Sheol" (37:35).
Nel secondo secolo A.C., quando le scritture ebraiche furono tradotte
in greco, la parola sheol fu sostituita con ades, e i
due concetti divennero uno nella concezione popolare. Più tardi, in
qualche parte del Giudaismo e nel Cristianesimo si è cominciato a credere
nella risurrezione finale dei morti, e così l'ades divenne una
residenza temporanea delle anime dannate- mentre i giusti stavano nella
santità celeste in attesa della risurrezione del corpo. Nei primi insegnamenti
cristiani, dopo il giudizio finale, i condannati finivano nell'inferno
di fuoco chiamato gehenna, una parola greca riguardante la desolata
Valle di Hinnom, situata a sud di Gerusalemme, dove venivano gettati
i sacrifici umani agli dèi canaaniti e in essa vi era un fuoco continuo.
Nel libro della Rivelazione (l'Apocalisse) vi è scritto che "Se qualcuno
non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno
di fuoco" (20:15) a fianco di Satana.
Nelle Bibbie inglesi le varie differenze tra sheol, hades e gehenna
non sono presenti in quanto per tradurre questi tre termini si è usato
semplicemente la parola "inferno".
In alcuni passaggi del Nuovo Testamento ci sono terribili descrizioni
dell'inferno come un luogo di "pianto e stridore di denti" dove "il
verme non muore e il fuoco non si estingue mai". E il teologo latino
del quarto secolo Geronimo supponeva che fosse un luogo di tormento
sensoriale. "Dovremmo piangere per la morte, ma solo per coloro che
finiscono nella Gehenna e per la cui punizione il fuoco brucia eternamente",
così scrisse.
Nel corso della storia si sono sviluppate molte teorie sull'Inferno:
Origene d'Alessandria e Gregorio di Nissa lo consideravano un luogo
di sofferenze spirituali causate dal rimorso e dalla separazione da
Dio. Agostino d'Ippona riteneva che le sofferenze fossero sia spirituali
che sensoriali - punto di vista che anche ai giorni nostri gode di molto
credito.
Anche sulla durata della condanna ci sono diverse opinioni: Origene
supponeva che anche il peggiore dei peccatori prima o poi sarebbe stato
riabilitato e avrebbe trovato infine la via del paradiso. Questa teoria
è stata smentita dal Concilio di Costantinopoli del 543 e oggigiorno
ci sono teologi che ritengono che alla fine i peccatori verranno annichiliti,
mentre altri pensano che i tormenti non avranno fine.
Nel 14. secolo l'Inferno fu raffigurato anche nella letteratura grazie
a Dante e alla sua Divina Commedia. Due secoli dopo, i leader
della Riforma Protestante, Lutero e Calvino, considerarono l'Inferno
come un luogo reale, i cui tormenti nel fuoco erano simbolici. Essi
dicevano che la peggiore agonia era dovuta al terrore e alla assoluta
separazione eterna da Dio.
Nel diciassettesimo e diciottesimo secolo il Westminster Larger
Catechism dichiarava che le agonie dell'Inferno toccavano sia l'anima
che il corpo, mentre la teoria di Origene secondo la quale tutti alla
fine saranno salvati ebbe sempre più consensi.
Il ventesimo secolo ha portato alla quasi totale morte dell'Inferno.
Deriso dagli intellettuali e accantonato dai predicatori, i quali hanno
preferito toccare temi più elevati, la minaccia di un luogo di condanna
dopo la morte degli impenitenti in un eterno lago di fuoco è completamente
sparita a partire dagli anni '60. E sebbene siano in molti a credere
all'esistenza dell'Inferno, quasi nessuno ritiene di essere condannato
ad andarci.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, aggiornato nel 1992,
sostiene che la maggiore punizione dell'Inferno consiste nella separazione
da Dio e questo stato di auto-esclusione viene chiamato "Inferno". In
esso non si fa nessun riferimento ai versetti del Nuovo Testamento che
parlano di "fuoco eterno" ed è per questo che il Papa ha sentito recentemente
il bisogno di specificare che queste parole hanno un significato simbolico
e devono essere correttamente interpretate.
Il Papa ha aggiunto che il pensiero dell'Inferno non deve creare ansietà,
ma bensì esso è qualcosa che serve a rammentarci la libertà. E' molto
cambiato il punto di vista della teologia cristiana negli ultimi 150
anni: mentre prima si leggevano le Scritture in modo pressoché letterale,
oggi la teologia tenta di spiegare la Bibbia attraverso la psicologia
e i simbolismi.
Il Reverendo Thomas Reese spiega che nei primi secoli del Cristianesimo
era necessario spiegare l'Inferno attraverso le immagini delle fiamme,
perché altrimenti la gente non sarebbe stata impressionata dalle semplici
esperienze psicologiche come la solitudine.
"Il fatto che la visione relativa all'Inferno è così cambiata, ha aggiunto
il Rev. Reese, non significa che la Chiesa sia diventata più tollerante
o accondiscendente, ma è il frutto del processo di sviluppo dottrinale
che fa parte della tradizione della chiesa sin dall'inizio". Happel
ha detto che la chiesa deve interpretare le Scritture alla luce del
contesto contemporaneo.
Questo non significa che non vi sia più nessuno a credere all'Inferno
come un luogo di fuoco letterale ed agonia. Questo è dopotutto il pensiero
dominante delle chiese evangeliche protestanti e di alcuni conservatori
cattolici. Mohler del Southern Baptist seminary spiega che "noi non
celebriamo l'Inferno, ma semplicemente ne parliamo perché sono le Scritture
a parlarne". Tim Keller, pastore presbiteriano di New York, specifica
che per predicare le buone notizie (la grazia di Dio e il Suo amore),
occorre predicare anche quelle cattive.
Anche tra coloro che credono nella realtà del fuoco, vi sono alcuni
che non ritengono che le agonie saranno eterne. Questa teoria chiamata
"annichilismo" suppone che chi avrà rigettato Dio sarà semplicemente
estinto dal fuoco consumante dell'Inferno. La base di questo credo è
da andare a ricercare su alcuni brani biblici: 2 Tessalonicesi 1:9 parla
di eterna distruzione, mentre Apocalisse 20:14 parla di seconda morte
per chi rifiuta Dio.
Per argomentare questa teoria, Pinnock nel Criswell Theological Review
si chiede: "Come possono i cristiani credere che Dio possa essere così
crudele e vendicativo da infliggere torture eterne alle sue creature?
Un Dio che facesse così sarebbe più simile a Satana che a Dio." Alcuni
studiosi specificano che il concetto dell'immortalità dell'anima è legato
all'idea che avevano i Greci (specialmente Platone), mentre nella Bibbia
troviamo scritto, per esempio, che Dio può distruggere l'anima e il
corpo nell'Inferno (Matteo 10:28).
I difensori del punto di vista tradizionale, rispondono a questi argomenti
che l'espressione "pianto e stridor di denti" sta a significare sofferenza
e rimorso, sentimenti che non possono essere provati da chi è annichilito.
Altri pensatori teologici invece rigettano l'idea dell'Inferno come
qualcosa di soprannaturale, poiché il vero Inferno si trova sulla terra
(dall'Olocausto a Hiroshima). I fuochi dell'inferno sono quelli che
bruciano nei cuori degli uomini quando si distruggono l'uno con l'altro.
Molti si chiedono se la minaccia dell'Inferno possa ancora spingere
le persone alla virtù. Sia il Papa che i Protestanti più conservativi
ritengono di sì. "Se non esiste Dio, né Paradiso, né Inferno, dice il
Prof. Jerry L. Walls dell'Asbury Theological Seminary, "allora non vi
sono persuasive motivazioni per essere morali". Reese inoltre osserva
che parlare di punizione alfine di spingere le persone a fare il bene,
può funzionare soltanto con persone ai primi livelli (tipo i bambini),
mentre difficilmente funziona con gli adulti. In ogni caso ci sono momenti
in cui si vorrebbe ammazzare qualcuno, ma tornando indietro ai primi
livelli ci si frena. Ecco, se l'Inferno riesce a trattenerci dal fare
il male, allora sia "benedetto l'Inferno".
Qualunque cosa sia, resta comunque il fatto che l'Inferno ha lasciato
un'impronta importantissima nell'immaginario religioso. E sia che lo
si immagini con il terribile fuoco o attraverso nuove interpretazioni,
l'idea dell'Inferno resterà comunque viva nella mente delle persone
come mezzo per ricordarsi della realtà del male e delle sue conseguenze.
Qualsiasi cosa si creda, la realtà è che l'INFERNO, in tutte le forme
immaginate o teorizzate, significa la separazione da Dio e di conseguenza
il più terribile evento che possa capitare ad un essere umano. L'INFERNO
non era stato preparato per l'uomo, ma come luogo di punizione per Satana
e i suoi angeli ribelli e quindi è ancora più sconsolante il fatto che
molti uomini dovranno convivere con loro. Dio ha però preparato un altro
posto per chi accetta la Sua Salvezza: IL REGNO DEI CIELI. Se è difficile
descrivere l'Inferno, è impossibile rendere giustizia con parole al
REGNO DEI CIELI per descriverlo. Esso deve essere sperimentato. Come
sempre, la scelta della nostra destinazione è nelle nostre mani.
Nella parte precedente, abbiamo visto come diverse e discordanti opinioni
sono state fatte a riguardo dell'Inferno. Ora, proviamo a vedere cosa
dice la Parola su di esso. Farò un elenco dei principali riferimenti,
giusto per avere un quadro della situazione. Ciò che segue è un estratto
da un articolo di John Cooper.
Il Fuoco dell'Inferno è letterale:
"Ed egli, rispondendo, disse loro: Colui che semina la buona semenza,
è il Figliuol dell'uomo; il campo è il mondo, la buona semenza sono
i figliuoli del Regno; le zizzanie sono i figliuoli del maligno; il
nemico che le ha seminate, è il diavolo; la mietitura è la fine dell'età
presente; i mietitori sono angeli. Come dunque si raccolgono le zizzanie
e si bruciano col fuoco, così avverrà alla fine dell'età presente. Il
Figliuol dell'uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo
regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d'iniquità, e li getteranno
nella fornace del fuoco. Quivi sarà il pianto e lo stridor dei denti.
Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro.
Chi ha orecchi, oda (Matteo:13:37-43).
"Il regno de' cieli è anche simile ad una rete che, gettata in
mare, ha raccolto ogni sorta di pesci; quando è piena, i pescatori la
traggono a riva; e, postisi a sedere, raccolgono il buono in vasi, e
buttano via quel che non val nulla. Così avverrà alla fine dell'età
presente. Verranno gli angeli, toglieranno i malvagi di mezzo ai giusti,
e li getteranno nella fornace del fuoco. Ivi sarà il pianto e lo stridor
de' denti." (Matteo 13:47-50).
Gesù non interpretava mai le sue parabole attraverso altre parabole,
ma bensì per spiegare le sue parabole usava parole chiare a tutti. Anche
se si considerasse il fuoco dell'Inferno come simbolico, bisogna ricordare
che le parabole di Gesù erano preparate con cura. Egli usava descrizioni
legate alle cose terrene, così da rendere comprensibili delle realtà
altrimenti incomprensibili. Se Egli ha usato l'immagine del tormento
eterno nel fuoco, significa che la realtà spirituale perlomeno sarà
simile a questa descrizione, se non addirittura coincidente all'immagine
presentata da Gesù.
Non è morte:
"E la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che
avea fatto i miracoli davanti a lei, coi quali aveva sedotto quelli
che aveano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua
immagine. Ambedue furon gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e
di zolfo. E il rimanente fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca
di colui che cavalcava il cavallo; e tutti gli uccelli si satollarono
delle loro carni." (Apocalisse 19:20-21)
E' peggiore della morte:
"Ma a voi che siete miei amici, io dico: Non temete coloro che
uccidono il corpo, e che dopo ciò, non possono far nulla di più; ma
io vi mostrerò chi dovete temere: Temete colui che, dopo aver ucciso,
ha potestà di gettar nella geenna. Sì, vi dico, temete Lui." (Luca 12:4-5)
"E chiunque avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono,
meglio sarebbe per lui che gli fosse messa al collo una macina da mulino,
e fosse gettato in mare". (Marco 9:42)
"Uno che abbia violato la legge di Mosè, muore senza misericordia
sulla parola di due o tre testimoni. Di qual peggior castigo stimate
voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figliuol di
Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto col quale è stato
santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia?" (Ebrei 10:28-29)
E' un luogo di tormento:
"E un altro, un terzo angelo, tenne dietro a quelli, dicendo con
gran voce: Se qualcuno adora la bestia e la sua immagine e ne prende
il marchio sulla fronte o sulla mano, berrà anch'egli del vino dell'ira
di Dio mesciuto puro nel calice della sua ira: e sarà tormentato con
fuoco e zolfo nel cospetto dei santi angeli e nel cospetto dell'Agnello.
E il fumo del loro tormento sale ne' secoli dei secoli; e non hanno
requie né giorno né notte quelli che adorano la bestia e la sua immagine
e chiunque prende il marchio del suo nome." (Apocalisse 14:9-11)
"E il diavolo che le avea sedotte fu gettato nello stagno di fuoco
e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saran tormentati
giorno e notte, nei secoli dei secoli." (Apocalisse 20:10)
"E il diavolo che le avea sedotte fu gettato nello stagno di fuoco
e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saran tormentati
giorno e notte, nei secoli dei secoli." (Matteo 25:41)
E' temuto dai demoni: " Ed ecco si misero a gridare: Che v'è fra
noi e te, Figliuol di Dio? Sei tu venuto qua prima del tempo per tormentarci?"
(Matteo 8:29)
E' una distruzione senza fine: "In un fuoco fiammeggiante, per
far vendetta di coloro che non conoscono Iddio, e di coloro che non
ubbidiscono al Vangelo del nostro Signor Gesù. I quali saranno puniti
di eterna distruzione, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria
della sua potenza" (2 Tessalonicesi 1:8-9)
"Ora, se la tua mano ti è occasione di peccato, tagliala; è meglio
per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna,
nel fuoco inestinguibile, dove il loro verme non muore e il fuoco non
si spegne. E se il tuo piede ti è occasione di peccato, taglialo, è
meglio per te entrare zoppo nella vita, che avere due piedi ed essere
gettato nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, dove il loro verme non
muore e il fuoco non si spegne. E se l'occhio tuo ti è occasione di
peccato, cavalo; è meglio per te entrare con un occhio solo nella vita,
che averne due ed essere gettato nella Geenna del fuoco, dove il loro
verme non muore e il fuoco non si spegne". (Marco 9:43-48).
Non vi è fine: "Ma quanto ai codardi, agl'increduli, agli abominevoli,
agli omicidi, ai fornicatori, agli stregoni, agli idolatri e a tutti
i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo,
che è la morte seconda." (Apocalisse 21:8).
Gli annichilisti usano spesso quest'ultimo versetto, oltre ad Apocalisse
20:14 per supportare la loro teoria dell'annicchilismo. Essi suppongono
che "la seconda morte" è letterale, mentre il "fuoco dell'inferno" è
simbolico. Comunque, l'evidenza suggerisce che "il fuoco" dovrebbe essere
preso letteralmente, e la "seconda morte" simbolicamente. Dopotutto,
non è la vita eterna.
A coloro che ritengono che la punizione eterna non è eterna, noi domandiamo:
la vita eterna è eterna? Altre espressioni relative alla stessa condizione
sono: "le tenebre di fuori" - Matteo 8:12 22:13 25:30, "la caligine
delle tenebre" - 2 Pietro 2:17 e Giuda 13.
E' eterna la punizione?
Gli annichilisti citano Romani 6:23 per dimostrare che la morte è
la fine di tutti i peccatori. Ma considera le implicazioni a questa
teoria. Secondo loro, tutti i peccati, grandi e piccoli, meritano la
stessa punizione. Ma Gesù insegnò che alcuni peccati erano più grandi
di altri: "Gesù gli rispose: «Tu non avresti alcun'autorità su di me,
se ciò non ti fosse stato dato dall'alto; perciò chi mi ha dato nelle
tue mani, ha maggior colpa»." (Giovanni 19:11)
Alcuni peccati saranno puniti maggiormente che altri: "Guai a voi,
scribi e farisei ipocriti, perché divorate le case delle vedove e fate
lunghe preghiere per mettervi in mostra; perciò riceverete maggior condanna."
(Matteo 23:14)
"E tu, o Capernaum, sarai forse innalzata fino al cielo? No, tu
scenderai fino al soggiorno dei morti. Perché se in Sodoma fossero state
fatte le opere potenti compiute in te, essa sarebbe durata fino ad oggi.
Perciò, vi dichiaro, nel giorno del giudizio la sorte del paese di Sodoma
sarà più tollerabile della tua». (Matteo 11:23-24)
" Il padrone di quel servo verrà nel giorno che non se lo aspetta
e nell'ora che non sa, e lo punirà severamente, e gli assegnerà la sorte
degli infedeli. Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone
e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà, riceverà
molte percosse; ma colui che non l'ha conosciuta e ha fatto cose degne
di castigo, ne riceverà poche. A chi molto è stato dato, molto sarà
richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà."
(Luca 12:46-48)
Ci sono evidentemente dei gradi di punizione
Non sappiamo ancora come spiegare in pratica questo concetto, comunque
Dio non è parziale come i giudici terreni.
Gli annichilisti tendono a dimenticare che l'uomo non era originariamente
inteso come essere mortale. Egli fu creato per l'eternità. Un giorno,
tutti i morti torneranno in vita, ed alcuni verranno allora dannati:
"Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno;
gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per una eterna
infamia." (Daniele 12:2)
"Non vi meravigliate di questo; perché l'ora viene in cui tutti
quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori;
quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno
operato male, in risurrezione di giudizio." (Giovanni 5:28-29)
"Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La
terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto
per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono.
I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro
della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri,
secondo le loro opere. Il mare restituì i morti che erano in esso; la
morte e il soggiorno dei morti restituirono i loro morti; ed essi furono
giudicati, ciascuno secondo le sue opere. Poi la morte e il soggiorno
dei morti furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda,
cioè lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro
della vita, fu gettato nello stagno di fuoco." (Apocalisse 20:11-15)
Gli esseri eterni (gli uomini) che commettono peccati contro un Essere
Eterno commettono dei peccati eterni, che richiedono perciò una punizione
eterna. Ed è per questa ragione che Gesù è dovuto venire per salvarci.
La sua punizione, per la nostra salvezza, è effettivamente reale.
Nessun uomo può comprendere la serietà con la quale Dio vede il peccato.
Egli è testimone di tutte le sofferenze causate dal peccato nella storia
dell'umanità, ed Egli è un Dio d'amore. Immaginate per esempio un giusto
giudice che è pure un amorevole nonno di una nipotina. Un giorno, egli
deve giudicare il caso di un uomo accusato di violenza carnale ed omicidio
di una bambina della stessa età della sua nipotina. Il giudice conosce
le sofferenze provocate ai genitori, ai nonni, ai parenti, agli amici
e alla bambina stessa. Il nonno amorevole, il quale è anche un giusto
giudice, non avrà dubbi nel condannare il criminale al massimo della pena
prevista. Non vi è perciò contraddizione tra la sua severità ed il suo
amore. L'uno è la conseguenza dell'altro. Similmente, Dio punisce coloro
che sono nel peccato. Ma Egli ha anche preparato una via d'uscita per
i peccatori che si pentono e che si rifugiano in Cristo.
"Perché Dio ha tanto amato il mondo,
che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non
perisca, ma abbia vita eterna." (Giovanni 3:16

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